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La signorina Julie di Strindberg, dal naturalismo alla realtà virtuale

Rappresentazione del 1906 al Teatro del popolo di Stoccolma.

Il giorno del debutto si avvicina. Il team di Immersinscena sta collaborando alla produzione di Julie, adattamento de La signorina Julie (1888) di August Strindberg, in scena al Teatro Franco Parenti di Milano dal 10 al 14 aprile 2024, per la regia di Paolo Bignamini su drammaturgia di Maddalena Mazzocut-Mis. Dello spettacolo verrà realizzato un video immersivo a 360° fruibile tramite visori per la realtà virtuale.

In vista della première, ripercorriamo i contenuti della tragedia e alcuni allestimenti recenti, testimoni del felice incontro tra teatro e tecnologie.

La trama della pièce

L’azione dell’atto unico si svolge nella cucina di una dimora nobiliare in Svezia. È la notte di mezza estate, festa di San Giovanni Battista. La musica e l’alcol alimentano il desiderio di trasgressione, favorendo la sovversione delle gerarchie. La contessina Julie si invaghisce del servitore Jean. Inizia una schermaglia che culmina in un rapporto sessuale. Julie si illude di poter fuggire con Jean e iniziare una vita insieme. Si accorge però della volgarità del servo arrivista. Il tutto sotto lo sguardo sprezzante della cuoca Kristin, fidanzata di Jean.

Ormai privata dell’onore e allertata dal ritorno del conte padre, Julie chiede un ultimo aiuto a Jean, il quale le tende un rasoio con cui, intende lo spettatore, la ragazza si suiciderà fuori scena.

August Strindberg, Marina con massi di ghiaccio, 1892, olio su zinco, 25x34 cm, collezione privata.

Una tragedia naturalistica?

Sottotitolata Tragedia naturalistica, La signorina Julie è stata concepita in risposta all’appello di Émile Zola per un teatro ispirato ai principi del positivismo. Nella prefazione al dramma, Strindberg riconduce infatti la vicenda a una “molteplicità di concause” nel rispetto delle teorie deterministiche (e misogine!) allora in voga:

“La tragica sorte della signorina Julie, ho cercato di giustificarla mediante un certo numero di circostanze: i congeniti istinti della madre; l’errato indirizzo educativo dato dal padre alla fanciulla; il suo stesso temperamento; la suggestione del fidanzato esercitata sul suo cervello debole e degenerato; e infine, ma più particolarmente, l’atmosfera festiva della notte di san Giovanni; l’assenza del padre; il disturbo mestruale della ragazza; la consuetudine con gli animali; l’eccitazione della danza; l’ombra della notte; il forte potere afrodisiaco del profumo dei fiori; e finalmente il caso che sospinge i due amanti in una stanza remota. Senza poi contare l’intraprendenza del maschio”.

L’apparente rispetto della poetica del naturalismo sorregge tuttavia un dramma costruito su una scarsa plausibilità logica, la cui componente irrazionale precorre l’espressionismo. Come notato da Franco Perrelli, Julie è semmai una “macchina infernale”, un incubo sul potere distruttivo dell’eros e sulle allucinazioni e gli autoinganni del genere umano. Ed è proprio tale componente perturbante, magari da accostare al successivo Strindberg pittore, fotografo e occultista, ad aver ispirato degli allestimenti tendenti al visionario.

Telecamere, schermi, punti di vista

Nel 2012 i registi Katie Mitchell e Leo Warner hanno rivisitato la tragedia attraverso gli occhi di Kristin. La produzione ha utilizzato riprese in tempo reale ed effetti sonori per osservare gli eventi dalla prospettiva della cuoca. Al crocevia tra teatro e cinema, le immagini delle telecamere in scena erano proiettate su uno schermo sovrastante il palco, in un gioco di sguardi tra primi piani, specchi riflettenti e finestre.

Ancor più di recente, nel 2020, Christophe Lidon ha valorizzato la componente onirica del testo grazie a degli interventi affini alla videoarte. Quattro pannelli bianchi incorniciavano la scenografia minimalista della cucina. Su queste superfici apparivano le proiezioni realizzate da Léonard per visualizzare ora delle animazioni astratte, ora delle riprese figurative, incluse le coreografie di Maud Le Pladec, spalancando così le porte del sogno nell’angusto ambiente domestico.

Sulla base di queste e altre suggestioni, il nostro gruppo di ricerca sta lavorando per portare Julie nel metaverso, con l’obiettivo di esplorare le possibilità espressive offerte dal mezzo tecnico. Vi racconteremo i progressi strada facendo, fiduciosi che la VR faccia emergere ulteriori aspetti latenti del classico ottocentesco.

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Vincenzo Pernice
Assegnista di ricerca, PNRR CHANGES Spoke 2 WP4

Dottore di ricerca in Visual and media studies, svolge Oltre le quinte: progettazione di uno storytelling multimediale per comunicare e valorizzare nuove esperienze performative e il patrimonio teatrale italiano.

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