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Resoconto del seminario “Tra testo e opera: interpretare il contemporaneo”

Il pomeriggio del 23 giugno 2025 ha visto protagonista un ricco e articolato confronto sul tema dell’interpretazione nella cultura contemporanea, ospitato nell’aula K43 di via Noto. L’incontro ha offerto un dialogo trasversale tra arte, musica, teatro e nuove tecnologie, restituendo un’ampia riflessione sulle pratiche interpretative che plasmano la percezione e la ricezione dell’opera culturale nel nostro presente.

 

Ad aprire i lavori è stato Vincenzo Pernice, che ha proposto una riflessione articolata sul rapporto tra performance, corpo e tecnologie immersive, con particolare attenzione al teatro in realtà virtuale (VR). Pernice ha sviluppato una riflessione più ampia sul significato di corpo performativo nell’epoca della mediazione tecnologica. Cosa succede alla performance quando la scena è abitata da marionette digitali, avatar, simulacri robotici o ambienti immersivi? In che modo l’assenza, la duplicazione o la traslazione del corpo ridefinisce le categorie fondamentali dell’autorialità, della presenza e della ricezione? In questo scenario, il corpo non scompare, ma si ricompone in forme nuove, ibride e post-organiche, che sollecitano nuove forme di interpretazione e di esperienza estetica. A partire da queste domande, Pernice ha presentato il progetto “Marionette 3.0”, una serie di prodotti multimediali che mirano a valorizzare il patrimonio teatrale della storica Compagnia di Gianni e Cosetta Colla, esplorando le potenzialità espressive e narrative della tecnologia digitale. Lungi dal sostituire la presenza scenica tradizionale, questi materiali offrono una nuova modalità di accesso e rielaborazione dell’archivio teatrale, fungendo da ponte tra tradizione e innovazione. 

 

In seguito, Denis Viva ha affrontato il tema dell’interpretazione attraverso la lente della teoria istituzionale dell’arte, facendo riferimento alle prospettive di Arthur C. Danto e George Dickie. Viva ha sottolineato come il riconoscimento del valore artistico non dipenda da caratteristiche intrinseche dell’opera, ma dal giudizio critico espresso da una comunità di riferimento. Questo processo interpretativo, ha evidenziato, si complica quando le figure tradizionali della critica (critici, curatori) e il pubblico generalista si sovrappongono, come avviene spesso nei media di massa. A tale proposito, ha citato il caso emblematico di Lara Favaretto e del suo Momentary Monument, opera che ha suscitato polemiche e dibattiti, diventando un esempio paradigmatico di come l’opinione pubblica e la critica si intreccino nella costruzione del significato artistico.

Il terzo intervento, a cura di Gabriele Manca, in dialogo con Carlo Lanfossi, ha riportato la riflessione nell’ambito della musica, con un focus sulla prassi esecutiva come atto interpretativo. Manca ha proposto una riflessione sul tema dell’ascolto e della percezione, a partire da un celebre passo del compositore Helmuth Lachenmann. Lachenmann paragona l’ascolto autentico alla capacità di guardare un volto familiare come se fosse la prima volta, attraversando un processo di straniamento che rompe l’automatismo percettivo. Per Manca, questo è il cuore dell’interpretazione: un rinnovamento radicale del rapporto con il noto, che mette in discussione i nostri automatismi e apre lo spazio per una relazione nuova con l’opera, con gli altri e con noi stessi.

L’incontro ha rappresentato uno stimolante momento di confronto, capace di aprire prospettive inedite sul fare e sul pensare la cultura umanistica oggi, nel segno dell’ibridazione tra linguaggi, media e saperi.

 
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Elena Radaelli
Dottoranda in Scienze del patrimonio letterario, artistico e ambientale, PNRR CHANGES Spoke 2 WP4

Umanista con interesse per il digitale, si dedica a un progetto di ricerca che esplora le intersezioni tra teatro, data visualization e realtà virtuale.

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