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Il web 3.0 e le sue tecnologie al servizio dell’apparato teatrale

Cosa succede quando un’arte antica come quella teatrale incontra la tecnologia e le sue più recenti innovazioni? Esploriamo insieme come le innovazioni tecnologiche offerte dal web 3.0 possano plasmare una nuova identità dell’arte teatrale, portando in scena materiale e immateriale e sfidando i confini dell’immaginazione.

L’immersività del Metaverso

Il termine metaverso ha pervaso le conversazioni a partire dagli ultimi mesi del 2022. Questa nuova frontiera digitale – fatta di mondi virtuali tutti da esplorare – ha conquistato l’attenzione di un pubblico eterogeneo, diventando oggetto di dibattito su una vasta gamma di piattaforme, dai quotidiani alle riviste specializzate, dai social network alle trasmissioni televisive. I suoi mondi virtuali si sono infatti imposti come il fulcro di un generalizzato interesse, segnale inequivocabile di apertura verso ciò che è stato proclamato come la prossima frontiera di internet.

Anche a ragionevole distanza di tempo dalla sua comparsa, darne una definizione univoca e completa rimane una sfida, complice la sua complessità e la sua rapida e continua evoluzione. Ciononostante, su una caratteristica sono tutti concordi, appassionati e studiosi del settore compresi: la totalizzante immersività che caratterizza il Metaverso è il suo maggiore punto di forza.

Ed è proprio questa immersività ad offrire un terreno fertile e sperimentale per l’industria teatrale, aprendo la strada a nuove possibilità creative dal punto di vista della produzione e a metodi innovativi di coinvolgimento del pubblico. Il metaverso è dunque più di una semplice parola di tendenza: è una realtà in continua evoluzione che si svela progressivamente. I suoi mondi virtuali, fruibili comodamente anche dal divano della propria casa, si fanno palcoscenico di nuove formule esperienziali che coinvolgono tutti gli agenti coinvolti nella rappresentazione con modalità espressive e fruitive fino ad ora inesplorate.

Materiale e immateriale in scena: la realtà aumentata

Alla totalizzante immersività del metaverso, rispondono gli spettacolari effetti speciali che possono essere creati grazie alle infinite possibilità offerte dalla realtà aumentata.

Potenziata, sovrapposta, la realtà aumentata è meno invadente della realtà virtuale del metaverso perché non è altro che la sovrapposizione di multimedia al mondo reale, visti attraverso dei visori o dispositivi mobili come tablet e smartphone dotati di telecamera.

In questo affascinante intreccio di dimensioni, attori e spettatori si immergono in un mondo di possibilità, dove gli elementi tangibili del palcoscenico si fondono con l’illusione digitale. La realtà aumentata apre, dunque, le porte a scenografie dinamiche, trasformando la tradizionale visione dello spettacolo teatrale in un’esperienza multisensoriale straordinaria. Questa innovazione non solo arricchisce la narrazione, ma consente a tutti gli agenti coinvolti di esplorare nuove frontiere creative, sfidando i limiti della percezione e vivendo un’esperienza teatrale unica nel suo genere.

Tokenizzazione: blockchain ed NFT

Quanti hanno sentito parlare di token senza mai riuscire a capire bene di cosa si tratta? Un token è un insieme di informazioni digitali depositate su blockchain. Si tratta di un vero e proprio contratto digitale – smart contract –  utilizzato per rappresentare in maniera univoca e sicura la proprietà di un oggetto o di un’informazione specifica da parte di un soggetto. Dato l’identificativo unico, il token diventa “non fungibile”, ovvero unico ed irreplicabile. Dal momento della loro introduzione, gli NFT sono da subito stati utilizzati per autenticare i prodotti e identificare i beni collezionabili. Come potrebbero essere, in ambito teatrale, i biglietti degli spettacoli.
Grazie all’interessante espediente della prevendita esperienziale, è possibile dotare gli NFT dei biglietti teatrali di perk e contenuti sbloccabili che consentano all’acquirente di fruire di esperienze extra teatrali di approfondimento. Si tratta di eventi reali – esclusivi incontri e speech con attori, dramaturg e registi –  o di esperienze digitali immersive.

Intelligenza artificiale all’insegna della creatività teatrale

Influenzata da numerose discipline – tra cui la filosofia, la matematica, la psicologia, la cibernetica e le scienze cognitive – l’intelligenza artificiale è diventata e diventerà una tecnologia sempre più indispensabile in numerosi ambiti di applicazione, anche nel complesso e sfaccettato mondo teatrale. Specialmente a livello di produzione testuale, musicale e visiva

Scenari innovativi, dialoghi avvincenti e colonne sonore personalizzate: l’intelligenza artificiale è uno strumento straordinario per arricchire la creazione artistica. Attraverso la generazione automatica di testi si accelerano i processi di scrittura, mentre la composizione musicale automatizzata apre nuove frontiere espressive. Nell’ambito visivo, la creazione di scenografie digitali e progetti di illuminazione guidati dall’IA, può letteralmente trasformare il palcoscenico e l’esperienza visiva.

Con l’aumentare delle capacità emulative dell’intelligenza artificiale generativa, sempre più insistenti si fanno le preoccupazioni circa la possibilità di una concreta prevaricazione del lavoro del creativo da parte della macchina. L’intelligenza artificiale generativa non mira a sostituire, bensì a collaborare con la creatività umana, offrendo nuovi spunti e potenziando la magia dell’arte teatrale attraverso una sinergia senza precedenti.

Realtà virtuale e aumentata, token e intelligenza artificiale si prestano ad essere possibili basi di nuove frontiere espressive, capaci di dar vita ad esperienze teatrali immersive ed innovative. In questo interessante connubio tra arte teatrale e tecnologie Web 3, il futuro che ci attende si prefigura come un palcoscenico digitale il cui limite è imposto solo dalla fantasia. 

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Giulia Rossi
Assegnista di ricerca, PNRR MUSA Spoke 5, WP 7

Di formazione multidisciplinare, la sua attività di ricerca si concentra sull'utilizzo delle tecnologie afferenti al Web 3.0 al servizio delle Humanities

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