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Fotografia e teatro: un rapporto in trasformazione

Locandina del convegno Il teatro in fotografia. Attori e fotografi nell’Italia della Belle Époque, Venezia, Fondazione Giorgio Cini, 27-29 novembre 2019. Fonte: https://www.cini.it/eventi/il-teatro-in-fotografia-attori-e-fotografi-nellitalia-della-belle-epoque

“Potessi dire all’attimo: fermati sei bello!”. Da questa battuta del Faust di W. Goethe, si può intuire l’impotenza e il senso di estraneità di un fotografo di scena di fronte ad un evento teatrale che di sua natura è irriproducibile e si costituisce come un’esperienza unica. In cosa consiste quindi il rapporto tra questi due media? E come si esprime nel tempo e in diversi contesti? Quale significato crea l’intersezione di due forme d’arte in continuo mutamento? A partire da queste domande, nell’articolo analizzeremo diversi punti di vista che possano offrire una panoramica della relazione tra la fotografia e il contesto teatrale.

Le fotografie tra scena e archivio

Una fotografia teatrale viene associata intuitivamente ad un’immagine di scena, a un fotogramma di uno spettacolo in un punto particolarmente significativo della narrazione, denso di drammaticità o espressività attoriale. Quest’ultima proprietà, inoltre, viene spesso assimilata alla “teatralità”. 

Ma cosa rende davvero teatrali le immagini? Non c’è una risposta univoca e il rapporto tra questi due media è il frutto di diversi fattori. In primo luogo bisogna considerare lo scopo e il contesto. Nella maggior parte dei casi, le immagini sono destinate a diventare la documentazione dell’attività e della storia di varie istituzioni teatrali. Bertolt Brecht con i suoi Mödelbücher, ne aveva sfruttato il potenziale documentale per poter tenere una traccia degli allestimenti scenografici in un’ottica di rielaborazione registica per spettacoli successivi. In un ambito più strettamente scenografico le fotografie possono inoltre costituire una parte integrante fondamentale del discorso teatrale e del racconto contenuto nel testo stesso.

Un’esperienza esemplificativa di questa funzione è l’adattamento teatrale di Massimo Popolizio di Furore di Steinbeck, dove gli scatti di Margaret Bourke-White, tra gli altri, proiettati sullo sfondo costituiscono l’unica messa in scena sul palcoscenico. Questa scelta aumenta l’immersione sia fisica che emotiva degli spettatori in un immaginario che si materializza letteralmente in sala. 

Oltre agli usi e ai contesti, la teatralità ha poi a che fare anche con l’autorialità e col modo in cui regista, fotografo e discorso teatrale si intrecciano per una costruzione di senso.

Fotografia di Federico Massimiliano Mozzano dell'allestimento di Furore di John Steinbeck, ideato e interpretato da Massimo Popolizio, 2019-2021. Fonte: https://www.teatronazionalegenova.it/spettacolo/furore/

Teatralità: un dialogo tra le parti

Sarebbe quindi limitante considerare la “teatralità” solo come una caratteristica intrinseca dell’immagine in base ad un canone predefinito o alle destinazioni d’uso. Non tutti i fondi fotografici degli archivi dei teatri contengono infatti delle immagini “particolarmente espressive”, come è anche vero che non tutte le fotografie di scena vengono conservate negli archivi delle istituzioni teatrali come documentazione di un evento. Se si prendono in considerazione alcuni esempi diversi di immagini teatrali, si può comprendere la varietà di stili e obiettivi, per i quali la teatralità è espressa in maniera diversa.

Un primo esempio riguarda le fotografie di scena di Vasco Ascolini nelle quali si può notare una forte sperimentazione tecnica e stilistica che sovrasta le esigenze di una restituzione di uno spettacolo o una caratterizzazione dei personaggi. In questo caso la teatralità è espressa dalle suggestioni che l’autore vuole attivare nella memoria dello spettatore. Anche nel caso di Maurizio Buscarino non è stato rispettato un determinato canone stilistico. Il lavoro di questo fotografo si concentra infatti sugli aspetti socio-antropologici del mondo del teatro. Il suo racconto ricostruisce infatti il mondo teatrale da un punto di vista umano, privilegiando i ritratti di attori e maestranze.

Da questi due esempi quindi si può comprendere che il rapporto tra il teatro e le immagini che lo rappresentano è dialogico e complesso che quindi la teatralità di un’immagine può avere esiti molto diversi.

Vasco Ascolini, Kabuki Theater - Onnagata 1981, Reggio Emilia, Galleria 13. Fonte: https://galleria13.com/vasco-ascolini/
Una fotografia di Maurizio Buscarino (1995) utilizzata come cartolina della mostra Burattini lontani. Il Bunraku giapponese e i burattinai lombardi, allestita presso il Museo del Burattino di Bergamo nel 2020. Fonte: https://fondazioneravasio.it/shop/gianduia-cartolina-della-mostra-burattini-lontani/

Fotografia e teatro nel digital storytelling

Nel paragrafo precedente si è accennato al rapporto intermediale tra teatro e fotografia e del senso che ne scaturisce. In un’ottica di digital storytelling questo rapporto è inevitabilmente riconfigurato dai media coinvolti, dal contesto comunicativo e da quello sociale. Il teatro è considerato come un “hypermedium” da Chiel Kettenbelt e Freda Chapple, proprio in virtù del fatto che questo medium rappresenta il luogo naturale dell’intreccio di varie espressioni mediali (Theatre as the Art of the Performer and the Stage of Intermediality. Intermediality in Theatre and Performance, Amsterdam; New York: Rodopi, 2007, pp. 29-39).

Sono molti i casi e gli ambiti in cui il digital storytelling contribuisce a raccontare uno storyworld in diversi modi. Se si prende ad esempio il mondo shakespeariano si potrà immaginare come uno storytelling possa avere una realizzazione a seconda dell’ambito a cui si applica. Un racconto digitale realizzato per la promozione di rappresentazioni sarà diverso da un prodotto ideato per la didattica o per una messa in scena. Ne parleremo nei prossimi articoli.

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Katia Bianco
Insegnante di italiano in L2 in contesti migratori e supporto alla didattica in varie discipline nella scuola secondaria superiore
Si occupa della valorizzazione e della comunicazione digitale di archivi istituzionali. Appassionata di lingue e di letteratura, ne esplora in maniera autonoma le potenzialità intermediali e transmediali.
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